Info Point
Loading
Se oggi attraversiamo la splendida area collinare dell'Umbria, tra borghi medievali arroccati e uliveti, calpestiamo il suolo di quella che nel Medioevo è stata una vera e propria "terra di confine": le Terre Arnolfe.
Non si trattava di una grande città come la vicina Spoleto o Todi, bensì di un distretto territoriale e istituzionale, una costellazione di piccoli centri, castelli e nuclei rurali (come Cesi, Portaria, Macerino, Castiglione e Firenzuola e molti altri).
Per secoli, quest'area ha rappresentato un tassello fondamentale per comprendere le dinamiche di potere tra il Papato, l'Impero e i grandi Comuni umbri, trasformandosi da antico feudo aristocratico a dominio strategico della Chiesa.
La lunga vita delle Terre Arnolfe può essere racchiusa in quattro grandi fasi storiche, che ne hanno segnato la nascita, lo splendore e la progressiva frammentazione.
Tutto ha inizio nel 962 d.C..
Secondo la tradizione storiografica, l'imperatore Ottone I di Sassonia concesse in feudo un vasto territorio (l'antico gastaldato di San Gemini) a un suo fedele consigliere germanico: il conte Arnolfo, da cui l'intera area prese il nome.
I discendenti di Arnolfo (tra cui la celebre stirpe dei Rapizzoni) non scelsero di vivere nelle grandi città, ma preferirono governare dalle campagne, fondando castelli, ville e ricche abbazie (come S. Maria in Pantano).
Tra l'XI e il XII secolo, per via di una fitta rete di donazioni e alleanze strategiche, l'influente Abbazia di Farfa divenne uno dei principali punti di riferimento religiosi ed economici della zona.
Con il declino della dinastia degli Arnolfi, il territorio cambiò pelle.
Non più feudo imperiale, l'area divenne un obiettivo cruciale per lo Stato della Chiesa, desideroso di consolidare i propri confini.
Nel contesto delle recuperationes pontificie, il Papato assunse il controllo diretto dell'area.
Le Terre Arnolfe vennero trasformate in un demanium speciale (un dominio sotto la diretta tutela papale) e inserite nel Liber Censuum (il libro dei censi della Chiesa).
Fu un secolo di forti tensioni.
Nel 1247 la zona venne temporaneamente ceduta "in commenda" al Comune di Spoleto, ma nel 1263 papa Urbano IV decise di riprenderne il controllo diretto, culminando poi nella stesura del primo fondamentale Statuto del distretto nel 1286.
Quando la sede del Papato si trasferì ad Avignone, la lontananza dei pontefici gettò l'Umbria nell'instabilità. I grandi Comuni vicini (Todi, Spoleto, Terni) ne approfittarono per aggredire ed erodere i confini delle Terre Arnolfe.
Per rimettere ordine, la Chiesa inviò il potente cardinale Egidio Albornoz. Nel celebre registro camerale albornozziano del 1364, il territorio arnolfino venne riorganizzato rigorosamente in cinque castellati:
L'ultimo capitolo medievale è il più turbolento. Durante lo Scisma d'Occidente e per tutto il Quattrocento, le Terre Arnolfe divennero terra di conquista per capitani di ventura e mercenari.
Il borgo di Cesi e la sua rocca subirono assedi devastanti (memorabili i saccheggi del 1494 e del 1500 per mano delle fazioni rivali sostenute da Terni e Spoleto).
La parola "fine" all'autonomia giuridica del distretto arrivò nel 1502 con una celebre bolla di papa Alessandro VI Borgia. Il pontefice, stanco delle continue guerre intestine tra Spoleto e Terni, ridefinì i confini e le competenze della regione, avviando il territorio verso il definitivo assorbimento nelle dinamiche amministrative della Camera Apostolica di età moderna.
Il nome del borgo richiama l'antica Rocca medievale che un tempo sorgeva in questa zona. La sua posizione era strategica serviva a sorvegliare l'ingresso della Valle del Serra e a proteggere il territorio di Terni da eventuali attacchi provenienti da Spoleto.
Oggi della struttura originaria restano:
Si pensa che la Rocca sia stata costruita dove, molto tempo prima, vivevano già le antiche popolazioni umbre. All'interno e all'esterno dell'abitato troviamo due edifici religiosi molto importanti:
la Chiesa di San Giovanni, stata costruita prima del 1200. Custodisce al suo interno splendidi affreschi del XV secolo. La sua facciata attuale è stata "allineata" alle mura del castello nel 1600.
La Chiesa di San Zenone, sorge fuori dal paese ed è dedicata al Santo che proprio qui fu martirizzato e sepolto. Secondo la tradizione, la prima chiesa fu costruita proprio sopra la sua tomba. L'edificio che vediamo oggi ha una forma semplice "a capanna" con due cappelle del Cinquecento.
Acquapalombo è un antico borgo fortificato della Valserra situato in posizione strategica tra Terni e Spoleto.
Secondo la tradizione questo grazioso borgo deve il suo nome alla leggenda: sembra infatti che una palomba scoprì una fonte d’acqua lungo la strada che da Rocca san Zenone porta a Spoleto e scese per dissetarsi.
Proprio in questo punto quindi nacque l’abitato di Acquapalombo.
Il castello fu per secoli al centro di aspre contese territoriali, finché nel 1497 scelse di legarsi definitivamente a Terni per proteggersi dalle mire spoletine.
Caratterizzato da una torre di avvistamento del XIII secolo che domina la valle, conobbe un periodo di splendore grazie alla nobile famiglia Sala. Sebbene il loro maestoso palazzo sia andato distrutto, ne rimane traccia in un pregiato arcone a marmi policromi vicino alla chiesa.
Risale all'epoca romana, come confermato dal ritrovamento di epigrafi e lapidi (una delle quali è visibile sulla facciata della chiesa di San Martino).
A differenza dei tipici borghi fortificati, nacque come "villa" (complesso produttivo agricolo). Non possiede mura difensive, ma si è sviluppato in modo spontaneo.
Il centro abitato è cresciuto attorno alla chiesa originaria, con le abitazioni disposte ad anello intorno a uno spazio pubblico, cuore della vita sociale del paese.
E’ il centro più popoloso della Valserra, nato in epoca medievale (probabilmente per mano dei benedettini) come punto di avvistamento strategico verso Spoleto.
E’caratterizzato da uno sviluppo circolare attorno a un'antica torre di guardia situata nel punto più alto del poggio.
Nel 1332 si distinse per un atto di ribellione, rifiutandosi di inviare soldati al Papa per la guerra contro Amelia.
Passò attraverso diverse giurisdizioni fino a legarsi stabilmente a Terni nel 1551.
Nell'800 visse un boom demografico ed edilizio che ne espanse l'assetto urbano.
Sorto probabilmente sul sito precedentemente occupato da una struttura di tipo rurale di età romana, ne fa testimonianza, oltre al nome, di evidente origine prediale, la presenza di alcuni frammenti di età romana, fra i quali un cippo carsulano ben conservato, reimpiegati nella costruzione del campanile della chiesa di San Fortunato; all’interno della chiesa si trova un’acquasantiera ricavata da un capitello romano.
Fu uno dei primi centri delle Terre Arnolfe, feudo imperiale ceduto alla Chiesa nel 1002.
Conserva l'impianto del castrum medievale con una pianta a maglia ortogonale e case a schiera disposte su file parallele.
Di particolare rilievo sono le porte di accesso:
Battiferro è un antico borgo fortificato sorto probabilmente nell'XI secolo, è stato per lungo tempo un avamposto strategico dominato dal Comune di Spoleto, che ne mantenne il controllo nonostante ribellioni, abbandoni forzati della popolazione e violenti assalti militari, come quello del 1410.
Nel 1445 Nicolò V lo fece restaurare e vi collocò un monastero di cistercensi, in seguito, con l’abbandono delle esigenze di difesa, rimase solo l’insediamento monastico.
Grazie alla presenza di una sorgente d'acqua, l'abitato si spostò gradualmente più a valle nel nucleo attuale, che conserva oggi i resti del castello-abbazia, la chiesa di Sant’Adriano e una misteriosa lapide quattrocentesca incastonata su una facciata.
L’edificio sacro si è sviluppato da una piccola maestà rurale posta alle pendici del rilievo anticamente occupato dal castello.
San Gemini è un incantevole borgo umbro sorto nei pressi dell'antica via Flaminia, la cui origine è legata allo sviluppo del vicino municipio romano di Carsulae e, probabilmente, alla città di Casventum citata da Plinio il Vecchio.
A testimonianza del passato romano rimangono i mosaici di una domus in via del Tribunale, le cisterne ipogee di Santa Caterina e il monumento funerario "Grotta degli Zingari".
Il nome del borgo deriva dal monaco siriano Yemin (IX secolo), ma la sua fama mondiale è legata all'omonima acqua minerale, celebre dal 1889.
Cosa visitare
L'origine del nome di Montecastrilli oscilla tra la leggende dei Castrillorum (accampamenti) legati al soggiorno di Annibale e quella della derivazione da Montes Carsulis, legata alla vicina Carsulae.
Nel Medioevo, precisamente nel 976, il territorio fu teatro di uno scontro in cui i Sassoni guidati da Arnolfo di Carinzia ebbero la meglio sui Franchi; questo evento avviò il fenomeno dell'incastellamento e diede vita al toponimo di Terre Arnolfe.
Il territorio di Montecastrilli era infatti soggetto agli Arnolfi, che controllavano l’area dalla montagna ad ovest di Spoleto fino al contado di Narni ed ai confini di Amelia.
Venendo meno l’unità feudale degli Arnolfi, Montecastrilli passò sotto la giurisdizione del Comune di Todi, che aveva già il controllo sulla zona dal punto di vista ecclesiastico.
Il suo nome, di origine romana (ad Acquas Partas), si deve alla posizione strategica nella Valle del Naia, tra le fonti dell’Amerino e di Furapane.
Le prime tracce certe di un centro abitato risalgono intorno al X secolo, sviluppatesi probabilmente attorno ad antiche abbazie oggi scomparse e lungo il tracciato della Via Flaminia.
Inizialmente parte delle Terre Arnolfe, l'area passò sotto il controllo della Chiesa e fu a lungo contesa dai potenti comuni vicini di Todi e Terni, rimanendo sottomessa a Todi per circa due secoli prima di essere dichiarata "terra franca" (libera) dal Papa.
Dopo un periodo di saccheggi e lotte intestine che portarono al controllo diretto della Camera Apostolica, la svolta arrivò nel XVI secolo con il passaggio della signoria alla famiglia Cesi, che ottenne il titolo ducale.
Il momento di massimo splendore coincise con il duca Federico II Cesi, scienziato e naturalista che qui fondò la celebre Accademia dei Lincei. Alla sua morte seguì un periodo difficile, segnato da epidemie di peste e da un devastante terremoto che colpì l'Appennino centrale.
Con l'Unità d'Italia entrò a far parte del nuovo Stato unitario, venendo assegnata definitivamente alla Provincia di Terni nella prima metà del Novecento.
Casigliano è un castello situato nel comune di Acquasparta, in provincia di Terni.
Abitato sin dall'epoca romana, nacque originariamente come una villa fortificata, fu distrutto nel Medioevo a causa delle invasioni barbariche e delle lotte tra fazioni (ghibellini).
Gli abitanti costruirono l'attuale castello residenziale attorno a una rocca preesistente, basandosi sul progetto del famoso architetto Antonio da Sangallo il Giovane.
Il principe Corsini di Firenze acquistò la proprietà dalla Corte pontificia per 495.000 scudi. Ancora oggi, i suoi eredi ne sono i proprietari e si occupano del suo restauro.
Si trova lungo un antico tracciato della via Flaminia.
La zona è abitata sin dall'epoca romana (II secolo a.C.), come dimostrano vari ritrovamenti archeologici (iscrizioni, una testa in calcare e una tomba).
L'antico nome era Porcaria (legato al pascolo dei maiali nei boschi). Citata per la prima volta nel 1093, divenne una località fortificata strategica delle "Terre Arnolfe".
Nel corso dei secoli passò più volte sotto il controllo di Spoleto e della Chiesa (Camera Apostolica).
Nel 1499 ospitò Lucrezia Borgia e il suo corteo, che si fermarono nel castello per un pranzo prima di raggiungere Spoleto.
Fu Comune autonomo fino al 1875. Dopo vari passaggi amministrativi e accorpamenti (prima con Cesi, poi con Terni), dal 1929 fa definitivamente parte del comune di Acquasparta.
Scoppio è una frazione disabitata del comune di Acquasparta, in provincia di Terni, situata sui monti Martani lungo la strada provinciale che collega il capoluogo a Spoleto.
Il nome di questo antico castello medievale deriva dal latino scopulus, un chiaro riferimento allo sperone roccioso isolato su cui sorge, che domina la piana sottostante e il fosso della Matassa. Intorno all'anno 1000 l'insediamento entrò a far parte delle terre Arnolfe, di cui condivise storicamente il destino. Nel Settecento il borgo subì un progressivo abbandono intorno al 1950 a causa dei gravi danni provocati da una serie di terremoti.
Il territorio è abitato fin dall'epoca umbra (VIII-III sec. a.C.), come dimostrano tombe e resti di mura.
Diventa un punto di sosta strategico sulla Via Flaminia con la Statio ad Martis (Vicus Martis). La strada favorisce la rapida diffusione del cristianesimo (qui si trova l'unica catacomba cristiana dell'Umbria, IV-V sec.).
Con le guerre tra Goti e Bizantini, la pianura diventa insicura. La popolazione si rifugia sulle colline, dando vita ai primi insediamenti fortificati.
Tra VII-VIII sec. nasce il castello di Massa, inserito nel Ducato di Spoleto e caratterizzato da una forte presenza benedettina.
Il territorio passa prima al feudo degli Arnolfi (che costruiscono nuove mura nel 1094) e poi sotto il controllo di Todi (che amplia le mura nel 1277).
Per secoli Massa subisce assedi, revoche di autonomia e persino un saccheggio nel 1516.
Il castello si distingue come una struttura compatta e raccolta, il cui nucleo principale si sviluppa attorno alla torre centrale del Trecento, che domina ancora oggi la vallata circostante. Storicamente inserito nei territori delle terre Arnolfe, il piccolo fortilizio si è mantenuto ben conservato nel tempo e regala scorci paesaggistici particolarmente suggestivi.
Tra i tetti delle abitazioni, spicca l'elemento più insolito della struttura: l'osservatorio astronomico di Randall Meyers. Il castello è tuttora un luogo vivo per la comunità, celebre soprattutto durante il periodo natalizio quando ospita la rappresentazione del Presepe vivente, mentre l'itinerario storico prosegue poco fuori dal borgo, dove lungo la strada si incontra la Chiesa di San Giovanni Battista (sorge al di fuori dal castello, è stata costruita nel XIV secolo).
Il castello è sorto probabilmente agli inizi del XIV secolo, come suggeriscono l'architettura trecentesca e i primi documenti risalenti a questo secolo. Sebbene una tradizione non verificata leghi il nome "Firençola" a signori fiorentini — ipotesi supportata solo da uno stemma con il giglio nel vicino castello di Cisterna —, la presenza di antichi stemmi dei Gallicituli dimostra che i signori di quest'ultimo antico castello si trasferirono presto nella nuova fortificazione. Il nome Gallicituli rimase comunque a indicare il castellato delle Terre Arnolfe (comprendente Firenzuola, Arezzo, Messenano e Scoppio).
Agli inizi del Quattrocento, pur restando traccia delle Terre Arnolfe, Firenzuola e Cisterna divennero un'entità politica e amministrativa autonoma con propri statuti.
Il borgo nel 1527 si affidò a Spoleto per sfuggire ai Lanzichenecchi dopo il Sacco di Roma. All'inizio del Settecento il castello contava 176 anime insieme alle sue dipendenze e nel 1859, 183 abitanti suddivisi in 30 famiglie residenti.
Si tratta di una piccola villa appartenente alle Terre Arnolfe, situata a Spoleto e oggi sovrastata dalla diga sul torrente Marroggia.
Le notizie storiche sono scarse; sappiamo che nel 1332 dipendeva dal castello di Firenzuola.
Il borgo si sviluppa attorno a un'antica e alta torre.
Sopra l'abitato si trovano i resti del Palazzo, un centro nato intorno alla rocca della famiglia Equitani di Cesi.
Nato come struttura militare, divenne poi la residenza estiva della famiglia.
In seguito, passò probabilmente ai nobili Benedetti Montevecchio di Spoleto.
L'edificio era imponente, con 60 stanze su tre livelli.
Si affacciava sul fiume Maroggia e aveva il compito strategico di vigilare sulla Strada Romana che collegava Spoleto a Sangemini.
Conosciuto storicamente come Villa Meccenani o Messenanum, il borgo ha visto la sua popolazione variare dai 10 fuochi del XVII secolo ai 94 abitanti di metà Ottocento, fino ai circa 40 residenti odierni.
La struttura originaria risale al XIII secolo e oggi ne rimangono l'alta e possente torre detta "piccionaia" e un torrione delle mura di protezione, utilizzato come ossario fino al 1800, mentre le antiche porte di accesso e i passaggi interni sono tuttora percorribili. Nei pressi della torre sorge la chiesa di Sant’Apollinare del XII secolo; il ritrovamento nel suo sagrato di colonne e grosse pietre di epoca romana fa supporre che il borgo medievale sia sorto sui resti di una struttura pagana dedicata al Dio Marte, un'ipotesi avvalorata anche dalla presenza di antichissimi cunicoli sotterranei non accessibili al pubblico.
La vita comunitaria custodisce tradizioni secolari, come l'antico forno medievale tuttora attivo per la panificazione. Questo legame con il passato si rinnova durante la festa patronale di Sant’Apollinare attraverso cene all'aperto e laboratori dedicati al pane "sciapo" di Messenano, preparato secondo l'antica usanza umbra.
La Villa fortificata dei Balduini, situata a Spoleto (PG), nasce originariamente come una piccola villa fortificata di transito lungo l’antico itinerario che collegava la valle della Marroggia alla Val di Serra.
La sua storia è legata al territorio delle Terre Arnolfe, di cui fece parte presumibilmente fin dall’XI secolo, fino a quando, nel 1416, venne distaccata da questo dominio per entrare a far parte del territorio di Spoleto, di cui oggi costituisce una frazione.
Il complesso conserva ancora tratti del vecchio insediamento fortificato medievale insieme a interessanti esempi di edilizia spontanea.
Il sito è inoltre circondato da importanti luoghi di culto: nelle immediate adiacenze del castello sorge la piccola Chiesa di San Sebastiano, mentre poco oltre, su un colle in direzione del castello di Fogliano, si trova l’Eremo della Madonna di Panico.
Il castello di Fogliano sorge in posizione dominante sulla valle del Marroggia, caratterizzato dallo svettante e ben visibile campanile della Chiesa di San Michele Arcangelo (del XIII secolo). Il suo nome ha presumibilmente un'origine prediale e il sito, situato lungo un antico itinerario di collegamento tra i diverticoli della via Flaminia, risulta frequentato sin dall'epoca romana, come testimonia un'area funeraria, sebbene non restino tracce dell'insediamento di quel periodo.
A partire presumibilmente dall'XI secolo, Fogliano fece parte delle Terre Arnolfe. A causa della sua rilevanza strategica, subì le occupazioni imperiali dei vicari di Federico Barbarossa e successivamente di Federico II nel 1226.
Oggi il castello si presenta come una frazione del Comune di Spoleto e, nonostante le numerose manomissioni e sostituzioni subite nei secoli, conserva ancora evidenti tratti del vecchio insediamento fortificato medievale. Infine, ai piedi della struttura sorge un'edicola quattrocentesca che custodisce una statuetta in gesso della Madonna risalente al XX secolo; l'interno, originariamente affrescato, è stato purtroppo recentemente restaurato e rimodernato con criteri discutibili.
Strada di Cerreta,5
Telefono 340/7532820 333/5624596
CIR: 055032C101014560
Web: vai al sito
@: view email
Via Pier Nicola De Filis 2, Cesi (TR)
Telefono 3398578642 3939341803
CIR: 055032C202020347
Web: vai al sito
@: view email
Strada della Pittura,32
Telefono 3355349845
CIR: 055032C202020901
@: view email
Via di Porete,22
Telefono 3355249033
CIR: 055032C201030846
@: view email
Viale Regina Elena,16
Telefono 0744403399 3480000851
CIR: 055032B901031030
@: view email
Piazza Vittorio Emanuele/Via Arnolfo 8, Cesi (TR)
Telefono 0744400738 3204817171
CIR: 055032B901035071
@: view email
Viale Regina Elena, Cesi (TR)
Coperti: 15
Web: vai al sito
@: view email
Viale Regina Elena 7, Cesi (TR)
Via Angelo 22, Cesi (TR)
Coperti: 15
Web: vai al sito
@: view email
Palazzo Contelori - Piazza Vittorio Emanuele 3, Cesi (TR)
Web: vai al sito
@: view email
Via della Lince 2, Cesi (TR)
Web: vai al sito
