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Le prime tracce documentarie del centro medievale di Cesi risalgono al 1052, quando gli Arnolfi, signori del territorio, donarono all’abbazia di Montecassino una chiesa dedicata a San Salvatore, situata ‘in monte super Cese, in loco ... Civitella’. Questa chiesa, secondo gli studiosi, potrebbe essere identificata con quella che in seguito divenne Sant’Erasmo, mentre il termine Civitella potrebbe riferirsi al nucleo più antico della Rocca, un luogo che già allora rappresentava il cuore pulsante dell’insediamento.
Quarant’anni dopo, nel 1093, una nuova cessione di beni allo stesso monastero ribadisce la donazione di San Salvatore e aggiunge parte delle proprietà delle chiese di Sant’Angelo e di Santa Maria de Cese. In questo documento, Cesi viene definito curtis, un termine che indica un agglomerato ancora aperto, privo di fortificazioni vere e proprie, probabilmente distribuito su un ampio territorio o concentrato intorno alle due pievi di Santa Maria de Foris e di Sant’Angelo.
Di questa fase storica, l’unica testimonianza certa è rappresentata dal nucleo più antico della chiesa di Sant’Angelo, o San Michele Arcangelo. Quel che resta di una torre campanaria, inglobata nella facciata dell’edificio durante le successive fasi di ampliamento, ci parla di un’epoca in cui Cesi era ancora un insediamento in formazione, un luogo in cui la spiritualità e la vita quotidiana si intrecciavano in un paesaggio in continua evoluzione.
Nonostante il silenzio delle fonti, è ipotizzabile con una certa sicurezza che già tra l’XI e il XII secolo, nel contesto del vasto fenomeno dell’incastellamento che investì l’Europa occidentale, siano iniziati i lavori per la costruzione delle imponenti strutture della Rocca di Cesi. Questo processo di fortificazione trasformò il sito in un punto nevralgico del sistema difensivo della conca ternana, conferendogli un’importanza strategica che sarebbe cresciuta nei secoli successivi.