C e s i . C è

Loading

Sulla cima di Monte Torre Maggiore si trovano i resti dell’Ara Maior, un antico tempio italico e poi romano, dedicato probabilmente a una divinità celeste, forse Giove o una divinità locale legata alla montagna e ai venti.

Tra i frammenti archeologici e le ricostruzioni immaginarie, emerge una leggenda affascinante legata a un catino sacro che un tempo si trovava al centro dell’ara.

Secondo i racconti, il catino era un’enorme vasca di pietra o metallo, utilizzata durante i riti sacrificali e i rituali di purificazione. Si dice che fosse riempito d’acqua, raccolta dalle sorgenti pure della montagna, e che questa stessa acqua fosse consacrata agli dèi. Durante i cerimoniali, i sacerdoti intingevano rami di alloro nell’acqua per aspergere i fedeli e l’altare, un gesto che simboleggiava la purificazione e la connessione con le forze divine.

Un'altra leggenda narra che il catino fosse utilizzato per osservare i segni divini: quando l'acqua era calma, i sacerdoti vi guardavano dentro per leggere il riflesso del cielo e interpretare il volere degli dèi. Si diceva che, nelle notti di luna piena, il catino riflettesse non solo il cielo stellato, ma anche visioni del futuro, mostrandole a chi sapeva leggere i segreti dell’acqua. Questa pratica, chiamata idromanzia, era considerata un dono degli dèi, riservato solo ai sacerdoti più puri.

Secondo alcune versioni della leggenda, il catino fu trafugato quando il Cristianesimo prese il sopravvento e i templi pagani vennero abbandonati o distrutti. Tuttavia, si crede che il catino non sia mai stato portato via completamente: alcuni dicono che sia stato nascosto in una delle grotte sotto l’Ara Maior, sigillato con incantesimi per proteggerlo dai profanatori. Ancora oggi, si racconta che nelle notti di tempesta si possa udire il suono dell’acqua che scorre, come un richiamo del catino dimenticato.

Loghi progetto PNRR