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Nel Settecento, mentre l’Italia continuava a essere meta privilegiata di studiosi e viaggiatori del Grand Tour, anche località meno note delle grandi città d’arte riuscivano a conquistare spazio nelle guide europee.

Tra queste compariva Cesi, piccolo borgo alle porte di Terni, celebre non solo per la sua posizione sui Monti Martani ma soprattutto per un fenomeno naturale che ancora oggi affascina: le correnti d’aria fredda che fuoriescono dalle cavità e dalle fessure della montagna.

Un fenomeno tanto singolare da essere raccontato e tramandato nella letteratura di viaggio dell’epoca, fino a diventare un riferimento ricorrente in opere di divulgazione e geografia. Non a caso, alcuni autori lo ribattezzarono con un nome evocativo e mitologico: Monte Eolo, richiamando la figura del dio dei venti.

Tra le testimonianze più significative spicca quella di Johann Jacob Volkmann, scrittore tedesco che nel 1770 pubblicò Notizie storico-critiche dell’Italia, un’opera destinata a diventare una guida estremamente popolare nel mondo germanico. Volkmann dedica un paragrafo proprio al “Monte Eolo”, descrivendo con precisione ciò che rendeva quella zona tanto famosa: “Le montagne ventose si trovano dall’altra parte di Terni. Sono famose a causa dei venti che si fanno particolarmente sentire, soprattutto in estate, quando soffiano e sbucano dalle crepe e dalle fratture presenti nelle montagne stesse.”

Parole che confermano come, già allora, le “montagne ventose” di Cesi fossero note ben oltre i confini umbri. Tuttavia, Volkmann non presenta la descrizione come frutto di osservazione diretta: al contrario, indica apertamente le proprie fonti, segno di un metodo quasi moderno nel riportare informazioni.
Le sue citazioni rimandano infatti a tre nomi e opere di rilievo: il celebre erudito Athanasius Kircher, il viaggiatore Edward Wright e l’anonimo autore inglese noto come English Gentleman, firmatario delle Letters of several Parts of Europe and the East written in the Year 1750. Una rete di riferimenti che dimostra quanto il fenomeno fosse già ampiamente discusso nel panorama culturale europeo. 

Ma Volkmann non è l’unico tedesco a occuparsi del “respiro” della montagna di Cesi. Nello stesso periodo, un altro studioso germanico, Anton Friederich Büsching, geografo e poligrafo, inserisce il Monte Eolo in una vasta e innovativa opera di descrizione della Terra, basata su criteri statistico-geografici.
Anche Büsching dedica un passaggio specifico a Cesi, fornendo una descrizione altrettanto suggestiva:
“Tre o quattro miglia lontano da Terni verso Nord-Ovest, vicino alla piccola terra di Cesi, è il Monte Eolo, famoso per i venti freschi, che massimamente d'estate vengono fuori dalle fessure e buche de' massi, de' quali è composto questo monte”.

Un’immagine potente, che restituisce al lettore l’idea di una montagna viva, capace di “soffiare” aria fredda proprio nei periodi più caldi dell’anno. Un dettaglio che, per i viaggiatori del tempo, doveva apparire come una meraviglia naturale quasi inspiegabile, sospesa tra scienza e mito.
Le citazioni di Volkmann e Büsching si aggiungono così alle altre testimonianze europee che nei secoli hanno contribuito a costruire la fama delle grotte e delle fessure “ventose” di Cesi. E raccontano, indirettamente, un’Umbria diversa da quella delle grandi rotte turistiche: una terra di fenomeni naturali insoliti, capace di attirare curiosità e stupore ben prima dell’arrivo della speleologia moderna e degli studi scientifici contemporanei.
Oggi, a distanza di secoli, quelle righe non rappresentano solo un frammento di storia editoriale: sono la prova che il “Monte Eolo” di Cesi era già allora considerato un luogo speciale. Un punto d’incontro tra natura e cultura, dove la montagna sembrava parlare attraverso il vento.
 

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