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San Michele Arcangelo e Sant'Andrea
Il viaggio inizia nella parte bassa del borgo, dove la Chiesa di San Michele Arcangelo (XI secolo) incarna perfettamente il concetto di continuità storica.
L'antico edificio benedettino non si limita a osservare le mura, ma le abita, inglobando i bastioni medievali nella sua struttura.
Oggi, spogliata della sua funzione liturgica, la chiesa vive una seconda giovinezza come auditorium.
Tra le sue navate, l'eco della musica si mescola alla vista dei reperti archeologici provenienti da Carsulae, trasformando lo spazio in un museo "vivo" dove il Medioevo protegge le vestigia romane.
Simile destino di metamorfosi ha toccato l'ex Chiesa di Sant’Andrea.
Edificata nel XII secolo e ristrutturata nel Cinquecento, la struttura accoglie oggi il Teatro Titta Ruffo.
È un luogo dove la sacralità dell'altare ha lasciato il posto alla sacralità del palcoscenico: qui, nel 1917, risuonò la voce del leggendario baritono italiano. Osservando la parete esterna che si affaccia su Piazza Federico Cesi, si nota un affascinante mosaico di "materiali di reimpiego": frammenti di fregi e pietre antiche, anch’essi superstiti della vicina città romana, incastonati nella muratura come gemme di una storia precedente.
Santa Maria Assunta e il Maestro di Cesi
Salendo verso il cuore dell'abitato, la Chiesa di Santa Maria Assunta si erge come il principale monumento della devozione cittadina del XVI secolo.
Sebbene i secoli abbiano quasi cancellato l’affresco della Madonna tra i santi Sebastiano e Rocco sopra il portale laterale, l’interno conserva intatto il fascino del barocco umbro, con cappelle adorne di stucchi e tele sei-settecentesche.
Tuttavia, il vero tesoro è custodito negli ambienti annessi: il celebre dossale del 1308. L’opera, che raffigura la Madonna con bambino in trono tra santi, è il capolavoro del cosiddetto Maestro di Cesi, un artista anonimo dalla sensibilità raffinatissima che, all'alba del Trecento, seppe fondere la ieraticità bizantina con i primi accenni di umanità giottesca.
L’Oratorio e Sant’Agnese
Cesi è anche un borgo di confraternite e solidarietà.
L’Oratorio del Santissimo Sacramento ne è la prova tangibile. La sua pala d'altare bifronte è un piccolo gioiello di ingegnosità devozionale: da un lato guarda ai confratelli mostrando l’Apparizione del Sacramento, dall'altro si rivolge ai fedeli con l'immagine dell'Assunta e di Sant’Onofrio, l’eremita patrono del borgo.
Curiosamente, sopra la navata dell'oratorio sorgeva il monte frumentario, a testimoniare come, nel passato, l'assistenza spirituale e quella materiale (la distribuzione del grano ai bisognosi) camminassero letteralmente l'una sopra l'altra.
Infine, all’estremità orientale, la Chiesa di Sant’Agnese chiude il percorso con la sua elegante facciata barocca. Un tempo parte di un monastero benedettino, la chiesa custodisce oggi il drammatico Martirio di Sant’Agnese, una tela del XVII secolo che ricorda la vocazione monastica del borgo, un tempo luogo di clausura e meditazione.