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Parliamo del palazzo Conti Valentini, un mosaico di pietra e storia che racconta la metamorfosi di un borgo e delle grandi famiglie che ne hanno forgiato l'identità.
Un’architettura nata dall'unione
Realizzato intorno al 1700, il fabbricato non è figlio di un unico progetto, ma del sapiente accorpamento di più unità abitative preesistenti. A testimoniarlo è la sua caratteristica pianta trapezoidale, ma soprattutto l’irregolarità strutturale dei due piani seminterrati, veri e propri labirinti di fondamenta che sorreggono i secoli.
L'ingresso è un monito di nobiltà: un imponente portone in legno incastonato in un portale ad arco con bugne in pietra. Sopra di esso, uno stemma scalpellato – ormai illeggibile – cela l'identità dell'antica casata, ma non la sua importanza. Ai lati del portale, due grandi orci in terracotta accolgono il visitatore, simboli silenziosi dell'olio d'oliva, la "risorsa d'oro" che ha fatto la fortuna di Cesi e dei proprietari di questa dimora.
Varcata la soglia e superato l’ampio disimpegno, lo sguardo spazia su un salone monumentale: dodici metri di lunghezza per sei di larghezza, un ambiente che ha vissuto un profondo restyling a metà del Novecento, pur mantenendo intatta la sua solennità.
La zona notte, invece, trasporta il visitatore in un’atmosfera più intima e raffinata. Qui, alzando gli occhi, si ammirano soffitti cassettonati in legno, finemente verniciati e decorati con motivi floreali che richiamano la grazia dei giardini umbri. Il vero cuore spirituale del palazzo rimane però la cappella di famiglia: un piccolo gioiello in stile barocco dedicato alla Madonna, incastonato tra le mura domestiche come luogo di raccoglimento privato.
Il cuore produttivo: Botti e Frantoi
Ma la nobiltà di questo palazzo non era fatta solo di agi, bensì di legame con la terra. Scendendo nei seminterrati, l’atmosfera cambia: l'eleganza dei decori lascia spazio alla concretezza del lavoro.
Grandi botti e i resti meccanici di un antico frantoio raccontano la doppia anima della casa: da una parte dimora di rappresentanza, dall'altra centro nevralgico della produzione vitivinicola e olearia. Un patrimonio che oggi, tra polvere e silenzio, continua a sussurrare la storia di una Cesi laboriosa e aristocratica.