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Esiste un'Umbria che resiste allo spopolamento e un'altra che, purtroppo, ha dovuto arrendersi alle forze della natura e della storia.

Un viaggio nella Valserra, l'antico corridoio strategico tra Terni e Spoleto, rivela un patrimonio di avamposti militari oggi sospesi tra il recupero e l'oblio.

Il simbolo di questa fragilità è senza dubbio Scoppio, frazione disabitata del comune di Acquasparta. Arroccato su uno sperone roccioso isolato che domina il fosso della Matassa, questo antico castello medievale entrò nelle Terre Arnolfe intorno all'anno 1000. Dopo secoli di storia, il borgo ha subìto un progressivo e definitivo abbandono intorno al 1950, a causa dei gravi danni provocati da una serie di violenti terremoti. Oggi è un paese fantasma di grande suggestione, ma che necessita di urgenti interventi di messa in sicurezza. 

Poco distante, la storia di Rocca San Zenone ci ricorda l'antica funzione di questi luoghi: un avamposto militare nato per sorvegliare l'ingresso della Valle del Serra e proteggere Terni dalle mire espansionistiche di Spoleto. Sebbene la rocca originaria sia scomparsa, le torri di avvistamento e le mura difensive dominano ancora il panorama. 

Fortunatamente, non mancano gli esempi di rinascita e resistenza. Battiferro, che nel 1410 subì violenti assalti militari e rischiò lo spopolamento, ha visto il suo baricentro spostarsi più a valle grazie a una sorgente d'acqua, mantenendo in vita la comunità attorno ai resti del castello-abbazia. Poco più in là, Acquapalombo, il cui nome leggendario deriva da una palomba che scoprì una fonte d'acqua, mentre Poggio Lavarino, il centro più popoloso della Valserra , vanta ancora lo spirito fiero che nel 1332 lo portò a ribellarsi nientemeno che al Papa, rifiutando di inviare soldati per la guerra contro Amelia.

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