C e s i . C è

Loading

Da avamposto medievale fondato dai benedettini a borgo protagonista di una sorprendente espansione ottocentesca

Poggio Lavarino

Nel cuore della Val Peracchia, sospeso in un punto d'osservazione privilegiato che domina il crocevia tra Rocca San Zenone e l'antica direttrice per Spoleto, sorge Poggio Lavarino. Questo borgo, pur mantenendo il silenzio tipico dei piccoli centri della Valserra, custodisce una storia densa di fieri rifiuti all'autorità, passaggi di mano imperiali e un’inaspettata fioritura urbanistica moderna.

Fondato molto probabilmente in età medievale come strategico avamposto di avvistamento, Poggio Lavarino deve la sua nascita all'instancabile opera dei monaci benedettini. Gli indizi seminati nel territorio sono molteplici e affascinanti, a partire dalla casa adiacente alla chiesa di San Bernardino e dalla tela d'altare che ritrae il Santo, fino alle carte del quindicesimo secolo che menzionano esplicitamente la Chiesa di San Benedetto de Calcharia de Podio Lavarini. Persino la geografia locale ne conserva la memoria, come dimostra il toponimo del fosso di San Benedetto, situato lungo la strada che sale verso le creste dell'Acetella.

Incluso originariamente nel castellato di Castiglione delle Terre Arnolfe insieme alle ville di Acquapalombo e Appecano, Poggio Lavarino godeva di una discreta rilevanza demografica, tanto che nel 1332 era registrato nei libri della Camera Apostolica per il pagamento del focatico per ben 61 focolari. Nello stesso anno, il borgo dimostrò un carattere indomito, poiché gli abitanti si rifiutarono categoricamente di fornire uomini armati al rettore del Patrimonio per l'esercito papale destinato a marciare contro la ribelle Amelia. La sua posizione di confine lo rese una pedina geopolitica contesa, portando il borgo ad affidarsi spontaneamente alla protezione della città di Spoleto alla fine del quattordicesimo secolo. Successivamente, nel 1502, papa Alessandro VI incamerò le Terre Arnolfe affidandone il governo direttamente al consiglio dei Chierici della Camera Apostolica, liberando Poggio Lavarino da ogni sottomissione. Solo nel 1551 il Consiglio generale di Terni accolse la supplica degli abitanti, concedendo l'esenzione dalle gabelle e sancendo il definitivo passaggio del borgo sotto l'influenza ternana.

Durante l'epopea napoleonica e la Prima Repubblica Romana, il borgo venne inserito nel Cantone di Terni. I censimenti dell'Ottocento ne registrano la costante evoluzione, mostrando come la popolazione passò dai 72 abitanti del 1829 ai 106 residenti del 1859, anno in cui si rese necessaria anche l'apertura di una scuola elementare interna.
Proprio il diciannovesimo secolo ha rappresentato l'età dell'oro per il centro della Valserra. Poggio Lavarino visse un notevole incremento demografico che si tradusse in una straordinaria attività edilizia. Questo sviluppo non si limitò a ristrutturare il vecchio nucleo, ma spostò l'intero asse urbanistico del paese verso la principale via di comunicazione, regalando la conformazione che ancora oggi si può ammirare, in un perfetto connubio tra l'antico avamposto medievale e l'elegante funzionalità dell'architettura ottocentesca.

Loghi progetto PNRR