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Dalle donazioni medievali dei discendenti di Arnolfo al riconoscimento dello status speciale sotto la Chiesa

Cesi è stata storicamente il capoluogo di uno Stato particolare denominato "Terre Arnolfe", il cui nome deriva dal suo fondatore, un signore di nome Arnolfo. I suoi discendenti assunsero successivamente il cognome "di Arnolfi". Questo territorio, compreso originariamente tra il fiume Nera e Spoleto, includeva numerose ville, castelli e paesi.

La fisionomia del feudo si delineò chiaramente tra il 1093 e il 1094 attraverso due donazioni certificate dai suddetti Arnolfi al monastero di S. Maria di Farfa e a Montecassino. Lo Stato era governato da un rettore pontificio ed era considerato parte integrante dei domini della Chiesa. I confini delle Terre Arnolfe furono ufficialmente riconosciuti da Bernardo Provenzano, castellano della Rocca, su ordine di papa Gregorio XI il 25 agosto 1373. 

Il territorio fu oggetto di accese controversie sui diritti di pascolo tra gli abitanti di Cesi e quelli di San Gemini. La disputa terminò temporaneamente il 6 settembre 1458, quando papa Pio II, tramite una bolla, assegnò alla terra di Cesi tutti i beni dei Comuni del Poggio e di Castiglione. 
Tuttavia, le tensioni continuarono per i successivi vent'anni, richiedendo l'intervento dei pontefici e dei tribunali romani.

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